Gramsci dei ricordi

Gramsci dei ricordi: i luoghi dell’infanzia, oggi

Fotografie realizzate con la lente Lensbaby Spark, con messa a fuoco manuale selettiva.

Le immagini sono volutamente sfocate, come a voler rappresentare i ricordi lontani che si manifestano, un po’ frammentati, nella mente.

“Sono sicuro che ci vedremo ancora tutti assieme, figli, nipoti e forse, chissà, pronipoti, e faremo un grandissimo pranzo con kulurzones pardulaszippulaspippias de zuccuru figu sigada…” (lettera alla madre del 26 febbraio 1927).  Antonio Gramsci, durante la lunga prigionia, torna spesso con il pensiero (e quasi sempre  piacevolmente) alle vicende e ai luoghi della sua infanzia… a Ghilarza, paese del centro Sardegna, dove ancora vive la sua famiglia. Quei ricordi,  in queste immagini,  sono attualizzati e mostrano alcuni dei luoghi in cui visse Antonio, bambino e adolescente, come si vedono adesso e come verranno, magari, ricordati in futuro dalle persone che vi vivono oggigiorno.

Carissima mamma…

Alcune parole della lettera scritta da Antonio Gramsci alla madre il 10 maggio 1928. La copia anastatica di questa lettera riveste buona parte della parete di una sala nella Casa di Gramsci a Ghilarza. “Nino”, carcerato e privato della sua vita, amava rievocare i fatti e i luoghi dell’infanzia. Tornava spesso, epistolarmente, alla sua Ghilarza e nutriva per la madre (e i familiari) un affetto e un legame profondi. “Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.” E, ancora, il 15 giugno 1931: “Poiché tutti i ricordi che noi abbiamo di te sono di bontà e di forza e tu hai dato le tue forze per tirarci su, ciò significa che tu sei già da allora nell’unico paradiso reale che esista, che per una madre penso sia il cuore dei propri figli.”
<< Lui chiedeva notizie di luoghi, fatti e persone di Ghilarza, lei cercava di tenerlo informato su tutto, gli mandava i mandarini della Tanca Regia e i limoni e i biscotti e il pane fatto con le sue mani...>> (da “Le donne di Casa Gramsci” di Mimma Paulesu Quercioli)

La sua casa e la sua via

Sulla sinistra la palazzina della famiglia Gramsci (ora Casa Museo), nella strada principale di Ghilarza. Al lato destro, segnalata dalla targa affissa alla parete, si apre la piazzetta dedicata a lui… al grande pensatore, intellettuale e leader politico, cresciuto a Ghilarza.

Abbasanta e Ghilarza

“E si parla, come penso, di unire Ghilarza ad Abbasanta? senza che gli abbasantesi insorgano in armi?” Così scriveva Antonio alla madre il 25 aprile 1927. Ancora oggi i due paesi, pur essendo uniti, senza interruzioni e nelle varie vie d’accesso interne, nella costruzione delle case e degli edifici (al punto che il forestiero non riuscirà mai a capire, togliendo le segnalazioni, dove inizi o finisca l’un o l’altro paese), vivono la propria rispettiva autonomia.

Vecchio ambulatorio comunale

“E l’ospedaletto l’hanno finito?” (Lettera alla madre del 25 aprile 1927).
Quando Gramsci lasciò Ghilarza, era in corso la costruzione di un “ospedaletto”, del cui progetto complessivo faceva parte anche l’edificio adibito ad ambulatorio comunale. L’intera struttura, così come prevista nel progetto iniziale, non è mai stata portata a termine e, ad un attento esame dell’area edificata, si riesce ancora a cogliere quella che era la precedente impronta progettuale. Oggi, la bella costruzione del vecchio ambulatorio comunale, viene utilizzata per scopi sociali.

Santu Prameri

<< Nei giorni della festa di San Palmerio, a metà luglio, dalla piazza parrocchiale fin su alla piazza della chiesa del Santo, Ghilarza si riempiva di baracche di vinai, di lumi ad acetilene, di grandi graticole per arrostire il pesce. Le donne e gli uomini di Tonara e di Desulo, vestiti nei loro costumi colorati di rosso, vendevano il torrone, famoso in tutta la Sardegna, e portavano grandi "corbule" piene di nocciole, di ceci arrostiti e di "pipias de zuccuru"...>> (da “Le donne di Casa Gramsci” di Mimma Paulesu Quercioli).
La festa di San Palmerio (che ricorre il secondo lunedì del mese di luglio) è molto sentita dai ghilarzesi ed è occasione di rientro per quanti sono stati costretti (per lavoro o altro) ad allontanarsi dal paese. I festeggiamenti civili e religiosi sono, ancora oggi, molto ricchi.
La Piazza di San Palmerio (con la Chiesa, la Torre Aragonese, il vecchio ambulatorio comunale e altre costruzioni tipiche, tutte adeguatamente restaurate), con l’adiacente vallata di Chenale, offre uno scenario caratteristico e rilassante a visitatori e residenti.

Chenale

La vallata di Chenale tra Abbasanta e Ghilarza. Con i suoi terreni coltivati e i frutteti, era luogo di lavoro per gli adulti e, allo stesso tempo, luogo di avventura e di scoperta della natura per i bambini. “Io da ragazzo ho allevato molti uccelli e anche altri animali: falchi, barbagianni, cuculi, gazze, cornacchie, cardellini, canarini, fringuelli, allodole ecc.; ho allevato una serpicina, una donnola, dei ricci, delle tartarughe.” (lettera di Gramsci al figlio Delio del 22 febbraio 1932). “Ora ti racconterò come ho visto la volpe la prima volta. Coi miei fratellini andai un giorno in un campo di una zia dove erano due grandissime querce e qualche albero da frutta; dovevamo fare la raccolta delle ghiande per dare da mangiare a un maialino. Il campo non era lontano dal paese, ma tuttavia tutto era deserto intorno e si doveva scendere in una valle. Appena entrati nel campo, ecco che sotto un albero era tranquillamente seduta una grossa volpe, con la bella coda eretta come una bandiera.” (altra lettera di Gramsci a Delio del 10 ottobre 1932).
Oggi sono pochi i terreni coltivati e la natura si sta impossessando nuovamente di tutti gli spazi abbandonati dall’uomo.

Ghilarza

Panorama di Ghilarza da “Sa Serra”. Da lì parte la strada che conduce ai novenari campestri di San Michele, San Giovanni e San Serafino. Tutta la zona è, da sempre, frequentata dai ghilarzesi per la coltivazione dei terreni e per gli allevamenti… oltre che per la vita nei novenari.
Ma la strada, che offre scenari di impagabile bellezza a contatto con la natura e con bellezze archeologiche, è, oggi, anche luogo ideale per salutari camminate e passeggiate da parte dei residenti.

Muristenes

“Carissima mamma, ho ricevuto la tua lettera e sono stato molto contento nel sapere che ti sei rinforzata e che andrai almeno per un giorno alla festa di San Serafino.” (Così scriveva Gramsci ricordando i bei momenti trascorsi nella località campestre).
Nell’immagine, alcuni degli antichi “muristenes” di San Serafino che, ancora oggi, mantengono inalterata la loro struttura originaria.
Per nove giorni all’anno, e da secoli, tanti ghilarzesi si trasferiscono nel villaggio per festeggiare l’Arcangelo Raffaele. Prima si andava a piedi, ora ci sono le macchine e altri mezzi veloci. Le stradine interne sono ancora in terra battuta; le costruzioni caratteristiche e la splendida vista sul Lago Omodeo, rendono la località molto suggestiva e rilassante. Se durante i festeggiamenti notturni, con balli e canti sardi, fa da cornice la luna piena, l’atmosfera è quasi magica!

San Serafino e il Lago Omodeo

“Come mi piaceva, da ragazzo, la valle del Tirso sotto San Serafino! Stavo ore e ore seduto su una roccia ad ammirare quella specie di lago che il fiume formava proprio sotto la chiesa, per il piccolo sbarramento costruito più a valle; a vedere le gallinelle che uscivano dai canneti tutto intorno a nuotare verso il centro, e i salti dei pesci che cacciavano le zanzare. Forse adesso è tutto cambiato…”

Scuola Elementare “A. Gramsci”

Antonio frequentò la Scuola Elementare a Ghilarza: era andato a scuola all’età di sette anni e mezzo. La sua salute era sempre malferma e, affinché non si affaticasse troppo, la madre lo seguiva negli studi. “Sai cosa mi è tornato alla memoria? Proprio mi è riapparso chiaramente il ricordo quando ero in prima o in seconda elementare e tu mi correggevi i compiti: ricordo perfettamente che non riuscivo mai a ricordare che << uccello >> si scrive con due c e questo errore tu me lo hai corretto almeno dieci volte.” (Lettera alla madre del 15 giugno 1931).
Oggi, l’attuale Scuola Primaria di Ghilarza (ex Scuola Elementare), è intitolata a lui.
Nella fotografia, genitori e familiari attendono il suono della campanella che accompagna l’uscita degli alunni.

Antonio Gramsci nella sua casa

Una grande immagine di Antonio Gramsci è esposta all’ingresso della Casa Museo e il suo sguardo, così, accoglie i visitatori.
Scrisse Nereide Rudas che la casa di Ghilarza fu per Antonio Gramsci “il luogo del suo vero abitare… uno dei più forti fattori d’integrazione per i suoi pensieri, per i suoi ricordi e persino per i suoi progetti”.
Oggi, la Casa Museo di Gramsci costituisce uno spazio culturale, di aggregazione e di confronto storico e sociale; un luogo di studio, di ricerca e di riflessione comune, nonché luogo di incontri e conferenze dei più prestigiosi intellettuali sardi e internazionali.